Regione Siciliana
Assessorato dei Beni Culturali e della Identità Siciliana
Dipartimento dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Centro Regionale per la Progettazione
e per il Restauro e per le Scienze Naturali
ed Applicate ai Beni Culturali
 
     
Il Kouros ritrovato
  17 settembre 2018
 
Restauro a cantiere aperto
presso il Laboratorio del CRPR
Settembre - Ottobre 2018
 
La testa rinvenuta a Lentini nel Settecento dal principe di Biscari e conservata al Museo di Castello Ursino, si “ricongiunge” con il torso acquisito nel 1904 da Paolo Orsi e conservato nel Museo Archeologico Regionale di Siracusa che oggi porta il suo nome.
L’idea iniziale di Vittorio Sgarbi e di Enzo Bianco, si concretizza adesso grazie all’impegno della Fondazione Sicilia. Il progetto scientifico, curato da Sebastiano Tusa, ha l’obiettivo di ricostruire l’unità della statua grazie a un diaframma che, temporaneamente e in maniera reversibile, assolva alle funzioni di collegamento delle due parti e consenta la riconfigurazione dell’immagine, risolvendo la querelle che da anni impegna la comunità scientifica in supposizioni ed ipotesi sulla reale appartenenza della famosa testa al prestigioso torso.
Imprescindibile presupposto per l’iniziativa di ricongiungimento dei due reperti, è il risultato delle indagini minero-petrografiche e isotopiche (dell’ossigeno e del carbonio) del torso e della testa di kouros provenienti da Lentini, eseguite da Lorenzo Lazzarini dell’Università IUAV di Venezia nel “Laboratorio di Analisi dei Materiali Antichi”, nell’ambito di una più ampia campagna archeometrica promossa dall’associazione LapiS.
 
È sulla base di questa caratterizzazione che si può oggi affermare che le due parti sono state ricavate da uno stesso blocco di marmo, prelevato da un locus delle cave a cielo aperto dell’isola di Paros, dette di Lakkoi.
La Sicilia non dispone di marmi nè di materiali lapidei paragonabili per proprietà tecniche (scolpibilità, lucidabilità, ecc…), ma anche simboliche, richieste in ambito funerario e votivo in grado di richiamare la tipica produzione artistica della madrepatria.
I blocchi di marmo pario venivano imbarcati nell’isola delle Cicladi per raggiungere i porti delle colonie dove li attendevano gli atelier degli scultori sicelioti, che con questo litotipo bianco cristallino a grana media di ottima qualità, realizzarono opere quali l’Auriga di Mothia, il Guerriero di Agrigento o il Kouros di Reggio Calabria.
 
La mostra darà l’opportunità di eseguire un esame autoptico e tattile della conformazione anatomica della regione del collo, per una verifica del coerente allineamento alla muscolatura del busto, aggiungendo così un ulteriore e dirimente tassello agli studi sin qui condotti: la pertinenza di testa e torso oltre ogni ragionevole dubbio.
Preliminarmente alla loro esposizione a Palermo, nella cavallerizza di Palazzo Branciforte sede della Fondazione Sicilia, che si è fatta carico di finanziare e promuovere l’iniziativa, sarà necessario sottoporre il torso e la testa a un restauro finalizzato ad equilibrare le variazioni tonali che la storia conservativa, ma anche le condizioni d’interramento, hanno apportato ai due reperti, così da apprezzarne pienamente i valori materici.
 
L’intervento verrà eseguito dalla società Siqilliya srl con il supporto diagnostico dell’associazione LapiS – entrambe incaricate dalla Fondazione Sicilia – nei laboratori messi a disposizione dal Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro che coordinerà e sovraintenderà a tutte le fasi del restauro.
L’operazione includerà una scansione laser tridimensionale a risoluzione sub-millimetrica al fine di studiare lo snodo del punto di contatto tra i due elementi scultorei e di progettare un diaframma che assolva alle funzioni di assemblaggio reversibile delle due parti anatomiche, le quali saranno temporaneamente ricongiunte per mostrare il Kouros di Leontinoi restituito alla riconfigurata integrità.
 

 





 

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